Antica sinagoga di Livorno (1604)

Nella legge nota come “Livornina”, finalizzata a favorire lo stabilirsi di mercanti di ogni nazione e religione nella nuova città, il Granduca Ferdinando I concesse in particolare agli ebrei il privilegio di abitare nelle città di Pisa e di Livorno dove quindi non nacquero ghetti, come in altre città toscane: gli ebrei infatti non erano vincolati dal contratto di azakà che prevedeva il solo diritto d’uso degli immobili, ma avevano la possibilità di comprare beni stabili, pertanto si radicano nel tessuto urbano.

Una vera e propria Sinagoga fu eretta a Livorno nel 1604 su progetto di Claudio Cogorano e Alessandro Pieroni, responsabili l’uno delle Fabbriche Militari, l’altro di quelle civili, che realizzano una struttura inizialmente piuttosto modesta e sobria; nel corso del XVII secolo, accrescendosi la presenza ebraica in città, si rende indispensabile un ampliamento.

Nel 1642 si realizzò un’ampia sala di preghiera con due ordini di gallerie su progetto di Francesco Cantagallina. A partire dalla seconda metà del XVII secolo la Sinagoga venne arricchita di arredi e suppellettili. Nell’anno 1700 la comunità ebraica livornese chiese al Granduca di accrescere ancora il Tempio, il cui interno venne totalmente demolito e ricostruito con imatronei disposti su tre lati. Altri lavori di ampliamento e di arredo furono eseguiti nel corso del XIX secolo, con la costruzione di una nuova facciata verso sud; intorno al 1926 furono demoliti i due fabbricati seicenteschi che fiancheggiavano la Sinagoga.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale distrussero parzialmente il tempio. Nel dopoguerra si avviò un lungo dibattito circa la possibilità di ricostruirla dov’era e come era o di procedere all’edificazione di una nuovo edificio. Anche per l’intervento di Bruno Zevi, allora membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, la vicenda della ricostruzione passò dalla competenza della comunità livornese a quella dell’Unione delle Comunità ebraiche che vide nell’edificazione di una nuova Sinagoga a Livorno l’occasione per creare dopo la tragedia della guerra un monumento alla vitalità ebraica, che avrebbe assunto un significato simbolico proprio perché coinvolgeva una comunità numerosa, antica e di grande tradizione rabbinica.

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