Tempio della Congregazione Olandese-Alemanna

Il Tempio della Congregazione Olandese Alemanna, conosciuto più semplicemente anche come chiesa degli Olandesi, è ubicato a Livorno, lungo il Fosso Reale, nel tratto compreso tra piazza della Repubblica e piazza Cavour.
Si tratta di un luogo di culto protestante, testimonianza del clima interculturale dell’antica città labronica; è anche una rara espressione di architettura neogotica a Livorno, ovvero di uno stile che, sino all’epoca della costruzione della chiesa, era stato destinato alle opere minori e all’arredamento. Tuttavia, dalla seconda metà del Novecento la chiesa è chiusa al pubblico e sostanzialmente abbandonata, tanto che richiederebbe importanti lavori di restauro. Il rischio di un disastroso crollo dell’edificio è stato sottolineato già nel 2005 dal vice presidente del concistoro della Congregazione, Ennio Weatherford.

La presenza fiamminghi e tedeschi è attestata a Livorno sin dalle origini della città, quando, nei primi anni del XVII secolo, fu ufficialmente istituita la Congregazione Olandese Alemanna, un’associazione ancor oggi operante, sebbene abbia ripreso la propria attività dopo la ricostituzione avvenuta nel 1997.
Questa comunità inizialmente era cattolica ed aveva un altare nella chiesa della Madonna assieme a quelli di altre nazioni straniere (francesi, corsi, portoghesi). Successivamente prevalse la componente riformata calvinista; pertanto si rese necessario un nuovo spazio sia per il seppellimento degli acattolici, che per le celebrazioni religiose. Inizialmente i riti riformati si tennero in una piccola sala ubicata in via del Consiglio, presso l’odierno Palazzo Comunale, e per circa quarant’anni, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, il pastore della comunità fu l’amico del Foscolo, Giovanni Paolo Schulthesius.
Solo con l’Unità d’Italia, dopo aver vinto le resistenze delle autorità civili e cattoliche, furono avviate le pratiche per la costruzione di un tempio vero e proprio. Dopo aver vagliato diversi progetti, tra cui un disegno di Giuseppe Cappellini, fu prescelto l’elaborato di Dario Giacomelli. I lavori furono avviati nel 1862 e terminarono nel 1864.
Pochi anni dopo, la crisi economica legata all’abolizione del porto franco causò il declino della Congregazione, che però, nel 1903, non esitò a munire la chiesa di un mirabile organo della ditta Agati-Tronci, definito senza uguali in Toscana.
L’edificio fu risparmiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma fu depredato dell’organo; nel dopoguerra, per la sua ottima acustica, ospitò numerosi concerti (si ricorda ad esempio quello del celebre chitarrista Andrés Segovia, nel 1949) e sul finire degli anni sessanta fu affittato alla Chiesa cristiana avventista del settimo giorno per alcuni anni.
L’estinguersi degli ultimi membri della Congregazione, avvenuto nella seconda metà del Novecento, fece precipitare il tempio in un lento ed inesorabile stato di degrado: presso l’abside, nell’area un tempo occupata dalla sacrestia, dalle scuole della comunità e dall’alloggio del maestro, fu persino autorizzata la costruzione di un incombente palazzo, mentre l’apparato ornamentale cominciò pericolosamente a disgregarsi, a cominciare dagli esili pinnacoli che adornavano la facciata.
All’inizio del nuovo millennio, a seguito del ricostituirsi della Congregazione proprietaria della chiesa, furono apportati alcuni restauri alla copertura e alle vetrate, ma ciò non porto particolari benefici alla struttura. Ad oggi la volta interna del controsoffitto è semicrollata e le macerie hanno sommerso le antiche panche lignee (molte delle quali ottocentesche); l’altare è parzialmente distrutto, il pavimento ligneo è sfondato in diversi punti, mentre numerosi distacchi di materiale lapideo interessano il prospetto principale. Inoltre, il grave degrado del complesso è accentuato dal mancato restauro dell’antistante terrapieno del Fosso Reale, crollato negli ultimi anni del Novecento e ancora lasciato in calcestruzzo a vista.

Il Tempio della Congregazione Olandese Alemanna è una slanciata costruzione neogotica, una delle poche opere ottocentesche in questo stile presenti a Livorno, la più significativa della città per epoca di costruzione e dimensioni.
La facciata, pericolante, presenta tre rosoni dalla geometria raffinata: quello centrale, più grande e posto sopra la porta d’ingresso, è decorato con un motivo floreale ed è affiancato da due rosoni dal disegno fiammeggiante.
L’interno è una vasta aula a pianta rettangolare, preceduta da una tribuna (o cantoria) posta sopra il vestibolo d’ingresso e chiusa mediante una grande abside circolare. Qui Giacomelli fuse insieme elementi della tradizione gotica con altri di matrice classica: lungo la navata è possibile infatti osservare l’alternarsi di lesene classicheggianti, sulle quali si aprono gli archi a sesto acuto che inquadrano le finestre ogivali con vetrate colorate.

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